Canti di libertà - Associazione Culturale Ambrogio Viale - Cervo (IM)

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Canti di libertà

Eventi

In occasione del bicentenario della nascita di Andrea Rossi, al termine della conferenza dell'Avv.Renzo Brunetti, sono stati eseguiti sette brani, aventi per tema la fratellanza e la libertà.
Su questa pagina avrete la possibiltà di ascoltare le versioni originali, di leggere i testi e, ove necessario, di visionare le traduzioni dei brani proposti, affinchè possiate cogliere appieno il senso e l'importanza dei messaggi in essi contenuti.

Mio fratello che guardi il mondo
Autore: Ivano Fossati
Album:
-"Lindbergh (lettere da sopra la pioggia)" - Fossati 1992
-"Concerti" – Mannoia 2004

"Da molti e' stata intesa come una riflessione sull mondo degli extracomunitari. E' un'interpretazione che ci puo' anche stare. Per me rifletteva in maniera piu' generale la difficile convivenza con la diversita'. Intendevo la difficolta' dell'accetazione piu' ampia del termine: poverta', disagio, malattia, condizioni che possono cambiare, per fortuna. La strada della speranza e' sempre aperta, la possiamo trovare. O meglio: e' la strada che trovera' noi". (Tratto da un'intervista ad Ivano Fossati)

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Blowin' in the wind
Autore: Bob Dylan
Album: "The Freewheelin'" Bob Dylan 1963

Questo brano è da molti considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata dapprima nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam.
La sua melodia fu ispirata all'autore da un canto degli schiavi afroamericani: No More Auction Block.

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Fiume Sand Creek
Autori: Fabrizio De André, Massimo Bubola
Album:  "Fabrizio De André" - 1981

Il massacro di Sand Creek si verificò il 29 novembre 1864, nell'ambito dei più vasti eventi della guerra del Colorado e delle guerre indiane negli Stati Uniti d'America: un accampamento di circa 600 nativi americani (UOMINI LIBERI) situato in un'ansa del fiume Big Sandy Creek, fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington, a dispetto dei vari trattati di pace firmati dai capi indiani locali con il governo statunitense. Visto lo scarso numero di guerrieri indiani armati e capaci di difendersi presenti nel campo, l'attacco dei soldati si tradusse in un massacro indiscriminato di donne e bambini.

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Redemption song
Autore: Bob Marley
Album: "Uprising" 1980

Sebbene Marley sia stato un pioniere della diffusione della musica reggae nel mondo, Redemption Song è una canzone folk.
La canzone, come gran parte delle canzoni di Marley, è centrata sulle sue convinzioni religiose legate al Rastafarianesimo, ma esorta anche le persone a liberarsi dalle catene mentali auto-imposte.

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Viva l'Italia
Autore: De Gregori
Album: "Viva l'Italia" 1979

Il brano elenca i molti pregi e difetti, del belpaese, passando anche attraverso i periodi più bui della sua storia, come il ventennio fascista. Proprio riguardo a ciò, l'ultimo verso elogia la Resistenza italiana, dicendo «Viva l'Italia, l'Italia che resiste».
Particolare importanza ha anche il verso «Viva l'Italia del 12 dicembre», sottinteso del 1969: come ha spiegato spesso il cantautore, il riferimento è qui al modo in cui l'Italia ha saputo reagire alla strategia della tensione, che ebbe storicamente inizio proprio con la strage di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969.

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What a wonderful world
Autori: Bob Thiele (con lo pseudonimo George Douglas) e George David Weiss.
Album: interpretata per la prima volta da Louis Armstrong. Fu pubblicata come singolo agli inizi dell'autunno del 1967.

What a Wonderful World è stata intesa dai suoi autori come un invito alla scoperta del piacere della vita: dai toni ottimistici e rilassati, esalta la bellezza del mondo e della diversità fra i popoli, oltre a costituire un invito a non diffidare del futuro. Fu pensata come una sorta di antidoto al crescente clima di tensione politico e razziale negli USA e scritta appositamente per Armstrong, il quale faceva presa sul pubblico.

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Camicie rosse
Autore: Massimo Bubola
Album:
-"Gente Comune" – Mannoia 1994
-"Amore e guerra" – Bubola 1996

La camicia o giubba rossa era il segno distintivo scelto da Giuseppe Garibaldi e dai suoi volontari fin dal 1843, quando il patriota radunò a Montevideo 500 italiani, nella Legione italiana, per difendere la Repubblica uruguayana dal dittatore argentino Juan Manuel de Rosas, che voleva conquistarla.
Garibaldi, potendo contare su pochi finanziamenti per la sua impresa, trovò per le sue truppe del panno di lana rosso, in genere usato per i camici dei macellai al fine di nascondere le macchie di sangue animale (caratteristica che risultò utile per nascondere le ferite dei soldati garibaldini al nemico).

Questo brano è un ricordo in chiave moderna dell'epopea risorgimentale e di quegli uomini, studenti e sognatori che, accomunati dal trinomio Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, portarono il loro fattivo contributo rischiando anche la propria vita. Un inno alla libertà e all'autodeterminazione dei popoli.

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